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I Sintomi

Nella maggioranza dei casi, la demenza di Alzheimer inizia con un disturbo della memoria (sindrome amnesica), in particolare di quella a breve termine, e progredisce successivamente con una serie di sintomi.
Il decorso della malattia è stato suddiviso in quattro stadi: fase iniziale, stadio intermedio, stadio stadio grave, stadio finale. Va detto comunque che una proporzione significativa di casi non rispetta quest’andamento.
Uno dei primi sintomi è la cosiddetta anomia: l’incapacità di trovare la parola giusta per esprimere un concetto. I pazienti presentano difficoltà nell’apprendere e nel ricordare nuove informazioni e,in maniera sempre più evidente, nell’effettuare attività quotidiane, come ad esempio ritrovare la strada di casa (l’anziano finisce per perdersi nelle vicinanze di casa o mentre sta andando al supermercato) o ricordare dove hanno messo le cose. I parenti solitamente si accorgono di questi strani “black-out”, anche se nello stadio iniziale il soggetto può comunque mantenere buone relazioni sociali e accettabili prestazioni professionali.
Alcuni pazienti invece possono reagire alla perdita della memoria con irritabilità e ostilità . Lentamente svanisce la memoria per gli avvenimenti remoti e si rende evidente la perdita degli schemi mentali dei gesti “automatici” (aprassia), che comporta l’incapacità di vestirsi, di farsi la barba, di innestare la retromarcia. Se la malattia interessa l’emisfero cerebrale dominante, che nei destrimani è il sinistro, si manifestano disturbi nella produzione e nella comprensione del linguaggio (afasia). A seconda della zona cerebrale coinvolta, il discorso può essere ricco di parole ma scarso di contenuti (afasia fluente), oppure caratterizzato da un linguaggio povero e stentato (afasia non fluente).
Altri tipici disturbi del linguaggio del paziente con Alzheimer sono l’ uso errato di parole assonanti (tavolo per cavolo) o non assonanti (forchetta per cucchiaio), che viene definita parafasia; oppure la ripetizione della stessa parola (ecolalia) o della stessa frase (palilalia). par I pazienti finiscono col perdere completamente il senso del tempo e dello spazio, o la capacità di identificare gli stimoli sensoriali (agnosia), anche quelli relativi agli ambienti domestici: al punto da non essere più capaci di trovare la propria camera da letto o il bagno. Sono persone prive di riferimenti ambientali e sociali. Drammatica è l’incapacità di riconoscere il volto della persona cara (prosopagnosia).
A questo punto, il soggetto non è più in grado di compiere le attività più semplici della vita quotidiana. L’Alzheimer conclamato compromette pressoché tutte le funzioni cerebrali: memoria, comportamento, pensiero astratto, personalità, capacità di giudizio, di movimento e di coordinazione. “I deficit cognitivi – si legge nella definizione di demenza del DSM IV, la più recente classificazione dei disturbi mentali – sono tali da ridurre in maniera significativa la funzione sociale e occupazionale dei soggetti”. Diventano incontinenti, perdono cioè generalmente il controllo della vescica e dell’ intestino. La capacità di camminare può essere a lungo conservata (anche se rischiano di cadere o subire incidenti), ma alla fine anche le capacità motorie si degradano.
Oltre che di camminare da soli, i pazienti con Alzheimer in stadio grave possono non essere più in grado di mangiare o di deglutire normalmente, per cui subentrano malnutrizione, piaghe da decubito e polmoniti da aspirazione di liquidi nei polmoni, potenzialmente letali. In questa fase il ricovero presso strutture di lunga degenza diventa pressoché inevitabile. Dal momento della diagnosi al decesso del paziente (che interviene solitamente a seguito di infezioni), si valuta che il decorso della malattia sia di circa dieci anni. Sono anni di sofferenza sia per il paziente – che all’inizio può essere consapevole del progressivo cedimento delle sue funzioni mentali – che per la sua famiglia.
Molti studi hanno dimostrato che esiste una fase preclinica della demenza caratterizzata dalla presenza di determinati deficit delle funzioni cognitive (della memoria, della fluidità del linguaggio, del ragionamento) che possono preannunciare l’ incipiente malattia e che sono evidenziabili da 1 a 3 anni prima dell’inizio clinico della stessa. Alcuni ricercatori, ad esempio, hanno scoperto delle misure di abilità linguistica – che hanno indicato come “densità di idee” e “complessità grammaticale” – e le hanno applicate alle autobiografie scritte da un gruppo di suore all’età di 22 anni. “Queste donne – racconta Carlo Caltagirone, neurologo dell’ Università di Roma Tor Vergata – sono state esaminate 58 anni più tardi mediante test cognitivi e dopo la loro morte sono state valutate dal neuropatologo. I ricercatori hanno così scoperto che una bassa densità di idee e una bassa complessità grammaticale in gioventù erano associate con basse prestazioni ai test cognitivi in età adulta. Inoltre, fra le 14 suore decedute, la valutazione effettuata al tavolo autoptico ha confermato la presenza della malattia di Alzheimer in tutte quelle con bassa densità di idee in età giovanile, mentre non si sono ritrovati segni della malattia di Alzheimer in nessuna di quelle con alta densità di idee”.
(fonte : Farmacia trentatrè).

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